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PEDALI "VECCHI" E NUOVI
I pedali "automatici" che oggi offre il mercato (Look, Shimano, Time, Campagnolo, Matrix, Speedplay, ecc.) rappresentano un vero e proprio balzo in avanti nel progresso tecnologico delle due ruote. Non a caso sono stati adottati - nella totalità - nel mondo delle corse, ove, se è vero che talvolta gli accordi economico - pubblicitari prevalgono su altre considerazioni, resta, tuttavia, fermo il fatto che soluzioni tecniche prive di validità raramente trovano cittadinanza. In altre parole, se questo pedale non avesse una sua piena funzionalità, sarebbe stato rifiutato dopo poco tempo, come è, del resto, accaduto per qualche altro componente. E invece è successo esattamente l'opposto. Al punto che oggi ad essere guardato come un uomo delle caverne è proprio il ciclista che ricorre ancora ai tradizionali cinghietti e fermapiedi. Pedali a sgancio rapido, perché?
Vediamone rapidamente i pregi fondamentali: comodità nella calzata e nello sgancio, senza obbligare il ciclista a chinarsi per allentare i cinghietti; tranquillità, anche per il ciclista meno esperto che può svincolare senza problemi di equilibrio il piede, anche a bassissima andatura; sicurezza dello sgancio in caso di malaugurata caduta: la bici si separa dal ciclista senza coinvolgerlo in conseguenze ancora più disastrose. Ma ci sono anche vantaggi di tipo fisiologico, affatto trascurabili. Come, ad esempio, quello di una migliore circolazione sanguigna nei piedi. Senza la costrizione di un cinghietto e di una gabbietta serrati attorno alle estremità il sangue pulsa più facilmente e questo porta a due conseguenze principali. Entrambe estremamente positive. Una minore stanchezza muscolare, perché l'ossigeno trasportato dal sangue riesce a raggiungere facilmente i distretti più periferici per un ricambio più funzionale; una migliore termoregolazione degli arti. In pochi forse ricordano i fastidiosi formicolii dei piedi cui spesso si andava incontro serrando i cinghietti tradizionali. E altrettanto pochi rammentano la continua necessità di regolarli, serrandoli in previsione di un'azione decisa (in salita, ad esempio) e rilasciandoli in altre occasioni (discesa). E poi il gelo e la sensazione di freddo, talvolta inspiegabili perché la temperatura esterna non era eccessivamente rigida… Sono questi gli inconvenienti che i pedali a sgancio rapido eliminano del tutto. A patto, però di essere abbinati ad un paio di scarpe adatto. Con questo componente, infatti, il ruolo della scarpa diventa ancora più importante. Deve essere adatta alla pianta del piede, ben fasciante, capace di serrare bene il piede senza costringerlo, costruita in materiali che non si deformano oltre certi limiti per effetto dell'uso o in circostanze particolari come la pioggia. A queste condizioni rappresenta un componente che porta reali miglioramenti nell'antichissimo gesto della pedalata.
I PREGI DELLO SGANCIO RAPIDO
Ma davvero va tutto così bene? Come in tutte le cose, la funzionalità dipende anche dall'accuratezza delle regolazioni e dagli accorgimenti indispensabili al corretto funzionamento. In primo luogo la scarpa, come abbiamo detto.
Non è un caso se quasi tutte le aziende che producono pedali a sgancio rapido abbiano studiato e realizzato anche una scarpa da abbinare ad essi. Proprio perché attraverso l'accoppiamento più felice fra questi due componenti si ottiene il massimo della funzionalità. La scarpa, infatti, assume un ruolo importantissimo, più che con i pedali tradizionali. Basti pensare che tutta l'azione di "tenuta" sia nella fase di spinta, ma soprattutto nella fase di trazione della pedalata viene effettuata dalla tomaia. Va da sè, dunque, come questa debba essere realizzata non solo con materiali di primissima qualità, ma anche con particolari accorgimenti tecnici. Come, ad esempio, appositi rinforzi di tenuta nella zona centrale - superiore della pianta del piede, quella - per intenderci - che corrisponde alla linea del metatarso, la parte del piede che appoggia sull'asse dei pedali. Le soluzioni più diffuse sono costituite da rinforzi laterali della scarpa in materiali speciali, adatti a contenere anatomicamente la pianta del piede e da chiusure del tipo "a velcro" o con serraggi a trazione attraverso opportuni "martinetti", che permettono un serraggio della tomaia più personalizzato. Alcune case aggiungono anche una sorta di "fascia" di tenuta in materiale inestensibile che sostiene l'azione del tallone, mantenendolo ben aderente alla suola. Anche la suola deve avere una rigidità adeguata, proprio perché anche da essa dipende la corretta trasmissione dell'energia ai pedali. Infatti molte aziende ricorrono al carbonio.
LA POSIZIONATURA DELLE TACCHETTE
Da ultimo - ma non per importanza - la posizionatura delle tacchette (ma sarebbe meglio dire delle placche) di fissaggio. Occorre fare molta attenzione anche se ormai tutte o quasi le scarpe in commercio, sono predisposte all'uso dei pedali "automatici". Tale predisposizione, tuttavia, deve consentire di porre il piede nella corretta posizione rispetto all'asse del pedale. E cioè con l'asse delle ossa metatarsali in linea con l'asse del pedale stesso. Una regolazione che si ottiene seguendo le indicazioni dei fabbricanti di pedali e di scarpe, ma che si può verificare anche con un piccolo escamotage. Prendete un foglio di carta e una penna. Appoggiate il piede sulla carta e disegnate il profilo della pianta, con particolare attenzione alla parte anteriore. Riportate sulla carta il punto preciso della linea del metatarso; quindi ritagliate la "silhouette" così ottenuta e sovrapponetela alla suola della scarpa. Si ottiene così su di essa l'esatto punto che corrisponde alle ossa metatarsali. Non resta che regolare le tacchette in modo che ad esso corrisponda la linea d'asse dei pedali. Facendo bene attenzione e scartando i modelli di scarpa che non consentono una regolazione precisa. Un lavoro che va fatto con molta cura e attenzione.
Dunque un buon abbinamento scarpa - pedale favorisce il rendimento ottimale di questo complesso. Ma i problemi non finiscono qui. Un aspetto spesso trascurato nella scelta dei nuovi pedali e delle scarpe relative, è quello della possibilità di regolazione e di "personalizzazione" dell'insieme. Non è un particolare secondario se si considera, ad esempio, che il non corretto allineamento fra piede e pedivella può provocare danni anche notevoli alle articolazioni e in particolare ai tendini del ginocchio. E che l'atteggiamento di naturale postura può portare a necessari aggiustamenti della posizione del piede sul pedale e/o dell'appoggio sulla suola. Ad esempio problemi di eccessivo valgismo del ginocchio (deviazione del segmento distale verso l'esterno e cioè ginocchia che tendono a "buttare" verso l'interno) o di varismo (l'esatto contrario) debbono indurre ad opportuni adattamenti e alla scelta di pedali che proprio questo consentano. Così come naturali atteggiamenti di adduzione dell ' avampiede (camminare con le punte verso l'interno) o, al contrario di abduzione, non possono essere modificati d'improvviso, magari costringendo il piede ad un lavoro desueto o innaturale. In altre parole se un ciclista ha come atteggiamento naturale quello di camminare con le punte dei piedi rivolte verso l'interno o viceversa, non può pretendere di ottenere una posizione del tallone canonica, magari con l'asse longitudinale del piede perfettamente parallelo alla pedivella. Pena fastidiosissime e pericolosissime tendiniti, specie nella zona del ginocchio. Come conseguenza logica deriva da tutto ciò la necessità di una corretta visita ortopedica (specie nei casi che più si discostano dalla normalità), meglio se presso uno specialista che comprenda le esigenze dello sportivo - ciclista.
Soluzioni a problemi individuali possono essere individuate caso per caso con speciali plantari, zeppe per variare l'inclinazione del piede, ecc.) e oggi le maggiori aziende produttrici non trascurano questo particolare. La soluzione più comune è quella di consentire l'adattamento personalizzato, attraverso l'uso di tacchette (per le scarpe) appositamente studiate (Look, Time, e simili) che consentono, cioè, un certo angolo di movimento rispetto al punto fisso di rotazione, ricentrandosi automaticamente. Molte aziende forniscono i pedali con l'opzione della scelta fra tacchette - diciamo così - "fisse" ed altre che consentono un minimo di gioco laterale al piede. Come orientarsi? Non è facile dare indicazioni generali. In linea di massima si può dire che chi non ha problemi di deambulazione e di appoggio, cioè cammina e muove le ginocchia in modo regolare, può propendere per le tacchette "fisse", mentre, quelle che consentono un certo movimento laterale sono suggerite per chi ha posture meno "canoniche". Nel dubbio meglio la tacchetta "mobile" cui presto si fa l'abitudine che quella fissa, che può produrre fastidiosi inconvenienti.
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