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 Oggetto del messaggio: Acido lattico
 Messaggio da leggere Inviato: 27 settembre 2007, 17:15 
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La tua bici: Ghost AMR 5700 Custom XT Disc
Società: A.S.D. MTB EMYR
L'acido lattico è un composto chimico, il cui nome esteso è acido 2-idrossipropanoico, dalla formula C3H6O3. Esso riveste un ruolo importante in molti processi biochimici, tra i quali quelli coinvolti nello sforzo muscolare. L'acido lattico viene prodotto nei muscoli durante la degradazione anaerobica (cioè avvenuta in assenza di ossigeno) del glucosio. Questo articolo non vuole entrare nei dettagli dei meccanismi energetici che sono alla base di produzione di acido lattico. Vuole solo fissare alcuni dati numerici che sfuggono alla maggior parte degli sportivi che si allenano da soli.

1) In un soggetto non allenato la concentrazione di lattato (lo ione derivante dalla scissione dell'acido lattico in ioni idrogeno e in lattato) s'impenna al 50% del massimo consumo di ossigeno, mentre in un soggetto molto allenato ciò accade al 75% del massimo consumo di ossigeno.

Prima conseguenza - Usare solo il massimo consumo di ossigeno (magari desunto in modo approssimativo da un cardiofrequenzimetro) come base dell'allenamento è scorretto. Infatti fissata una percentuale cui allenarsi (per esempio un medio al 70% del massimo consumo di ossigeno), questa sarà eccessiva per il soggetto principiante, mentre sarà troppo blanda per l'atleta già navigato.

Seconda conseguenza – Nella corsa di resistenza scopo dell'allenamento è anche aumentare la frazione del massimo consumo di ossigeno alla quale inizia l'impennata della concentrazione dell'acido lattico. Per farlo è necessario migliorare le caratteristiche aerobiche dell'atleta, favorendo anche la conversione di fibre veloci in fibre lente.

2) La massima concentrazione di lattato nel sangue si ha per sforzi massimali di 1'-3'; nella corsa teoricamente si può assumere che la concentrazione sia massima al temine di una gara di 800 m.

I seguenti dati (dovuti a studi diversi di Lacour, Kindermann e Keul) si riferiscono alla concentrazione al termine di diverse gare (ricordiamo che teoricamente durante la maratona la concentrazione del lattato è di 2 mmoli/l):

Gara Lattato (in mmol/l)

800 25,5
1500 22,5
5000 14
10000 8

Conseguenza – I dati riportati si riferiscono ad atleti top; chi ha prestazioni decisamente più umane arriva al termine di una gara di 800 m con concentrazione di lattato molto più bassa. La stessa cosa non si verifica per i 10000 m. La capacità lattacida sembra quindi essere un collo di bottiglia assoluto per gli 800/1500 m, nel senso che un suo miglioramento farebbe migliorare comunque l'atleta, a prescindere dalle altre condizioni.

3) In un soggetto non allenato la massima concentrazione di lattato è del 30% inferiore rispetto a quella di un soggetto allenato.

Conseguenza – Chi non esegue mai prove lattacide (per esempio il maratoneta classico), può migliorare significativamente sulle distanze fino ai 10000 m inserendole una volta alla settimana. Se un maratoneta decide estemporaneamente di preparare una gara sui 5000 m, può dirottare i suoi allenamenti sul miglioramento delle capacità anaerobiche, optando per ripetute brevi (tipo 10x400 con 1' di recupero) anziché per ripetute lunghe (tipo 4x2000 con 3' di recupero) dove la concentrazione di lattato resta comunque bassa.

4) Il tempo di semipagamento del lattato è di circa 15'. Ciò significa che dopo 15' la concentrazione di lattato si è ridotta della metà e così via ogni quarto d'ora fino al ritorno a livelli basali. In un soggetto allenato tale tempo è di 8'-10'.
Prima conseguenza – I recuperi in un soggetto non allenato (principiante o atleta che riprende dopo uno stop) devono essere doppi rispetto a quelli di un soggetto allenato.
Seconda conseguenza – Le prove di sintesi devono avere recuperi decisamente ampi proprio perché l'atleta deve correre avendo recuperato gran parte dello sforzo lattacido. Si noti la differenza con ripetute brevi con poco recupero (per esempio 1'). Le ripetute brevi con scarso recupero servono per abituare l'organismo a concentrazioni sempre più elevate, mentre le prove di sintesi servono per cercare la velocità massima data una determinata concentrazione: non a caso sono inserite al termine della preparazione quando si dà per scontato che non si possa ulteriormente migliorare l'adattamento lattacido.

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